A scuola di bobbiese

Fa piacere scoprire che non sempre la scuola italiana ha pregiudizi nei confronti delle lingue locali. Un esempio positivo in questo senso viene da Bobbio.

Come ha riportato Libertà, il quotidiano di Piacenza, pochi giorni dopo la fine delle lezioni, durante l’anno scolastico gli studenti delle medie hanno potuto seguire un corso di dialetto bobbiese che li ha calati nella cultura linguistica del proprio territorio. Organizzata per il secondo anno consecutivo in collaborazione con l’associazione culturale Ra Familia Bubièiza, l’iniziativa ha riavvicinato i giovanissimi a quel repertorio orale e tradizionale che sulla montagna piacentina è messo a dura prova non solo dai fattori che hanno messo in crisi tutti i dialetti d’Italia, ma anche dallo spopolamento delle valli.

Quella di Bobbio è infatti una particolare varietà con propri elementi identificativi che lo distinguono non solo dai dialetti parlati nei settori orientali e centrali della provincia di Piacenza, ma anche dagli altri dialetti liguri o di transizione tra emiliano e ligure parlati sull’Appennino piacentino. Per il bobbiese, lo ricordiamo sono stati già pubblicati una grammatica e un vocabolario: dell’uscita di quest’ultimo, all’epoca, si occupò anche il quotidiano Il Giornale (leggi l’articolo).

Sarebbe apprezzabile che analoghi tentavi per mantenere in vita il piacentino venissere replicati anche a Piacenza e in altri comuni della provincia.

Stemma comunale di Bobbio (provincia di Piacenza)

Lo stemma municipale di Bobbio.

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Il corso che mantiene vivo il dialetto piacentino

Forse il dialetto piacentino non godrà di ottima salute, ma saprà resistere ancora alle campagne contro le lingue locali finchè esisteranno iniziative come il Corso di dialetto e cultura piacentini organizzato dalla Famiglia Piasinteina. Ieri la conclusione, con la consegna di 119 attestati di frequenza. Un numero che sottolinea infatti l’interesse che muove i piacentini a non abbandonare o a riscoprire le proprie radici e la loro coscienza linguistica. Tra gli iscritti, anche una signora proveniente dalla Cina e una di origini francesi.

Del buon esito del corso, partito negli anni Settanta e riproposto ininterrotamente dalla metà dei Novanta, si è occupata anche PiacenzaSera con articolo, foto, e video interviste a partecipanti e organizzatori.

Chissà se sarà questa la strada per posticipare almeno l’estinzione del piacentino. Sulla base di indagini Doxa e Istat, infatti, vent’anni fa il linguista Gaetano Berruto ipotizzò due date sulla definitiva scomparsa dei dialetti d’Italia. La prima, la più pessimistica, prevede il 2030. Un’altra riformulazione stabilì che dovrebbero sparire nel 2350.

Qui sotto, l’intervista al presidente (al radur) della Famiglia Piasinteina, Danilo Anelli.