Piacentino, una lingua che riemerge?

Un'insegna in dialetto piacentino in un locale tipico di Piacenza.

Un’insegna in dialetto piacentino in un locale tipico di Piacenza. Foto Massimo Mazzoni.

C’è una lingua in più che emerge guardando le insegne dei negozi e dei pubblici esercizi della provincia di Piacenza o le locandine affisse in giro. Accanto a parole internazionali come take away, food, kebap, wellness, fitness, beauty, store, market, beauté, coiffeur, maison, jardin, taberna, movida, siesta e a nomi propri cinesi o a quelli di località campane, turche e sudamericane appaiono termini che nulla hanno a che fare con i trend moderni portati dalla globalizzazione.

Una lingua nuova ma non così tanto: c’è sempre stata, è presente da secoli, e ora si sta riaffacciando in una selva di cartelloni, biglietti da visita e pagine Facebok. Ci riferiamo al dialetto piacentino. Dunque nuova soltanto nel suo impiego moderno, come strumento di marketing, a metà tra nostalgia e riscoperta dell’identità locale. Da qualche anno, e sembra con sempre maggior frequenza, tornano i nomi di sempre: la butiga, la cantëina, la cà, la patnadura, al calsulär, la bügadera, al pristinär, al maslär, i caratér. E poi la travisa, l’urtiga, la bisascudlära, la saraca, al voi e al deṡ mat. Sugli scafali dei supermercati sono in vendita i faṡö e il tumätis, mentre si è tornati anche a tastä la pisa come dicevano i nostri nonni fino a tre-quattro decenni fa. E qualche ustaria si sta riprendendo gli spazi sottratti dai wine bar. Anche la riappropriazione dei toponimi tradizionali, come la Muntä di rat, e di esortazioni, quale adès tacùm, fanno la loro comparsa sulle insegne. In radio abbiamo persino ascoltato alcuni interi spot in dialetto piacentino, così come nelle vetrine dei negozi a volte si scorgono cartelli, magari scritti a mano, con messaggi nella nostra particolare varietà linguistica emiliana. Iniziative commerciali o ricreative, magari rivolte ai più piccoli, U dasbrat (Bobbio), Fum Nadäl tüt insëma e Tuca a te (Piacenza), piuttosto che conviviali come La mangiäda in s’i sas, rievocano le usanze piacentine e la lingua che per secoli ha veicolato la comunicazione nel nostro territorio.

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