Intanto a Parma si fa sul serio

Per una volta, carissimi piacentini, mettiamo al bando le lamentele sugli “scippi” di prodotti e progetti operati a nostro svantaggio dagli ingombranti vicini parmensi e proviamo – come diciamo sempre senza farlo mai – a guardare a Parma come ad un esempio. Anche in campo linguistico.

Visto il crescente interesse per il dialetto degli ultimi anni, è nata a Parma la Consulta del Dialetto e della Cultura parmigiana. Lo scopo primario è quello di rafforzare l’appartenza e l’identità territoriale, difendendo e promuovendo il dialetto. Il prossimo passo che muoverà l’organismo, come stabilito a metà giugno, sarà quello di adottare una norma ortografica valida per tutte le varietà diffuse nel Parmense. Alle regole ortografiche dovrà quindi attenersi chi intende scrivere in parmigiano piuttosto che in fidentino. E per facilitare gli scriventi, la Consulta metterà a disposizione la consulenza di un team di esperti.

La notizia è stata resa nota dalla Gazzetta di Parma, attraverso un intervento intitolato «Anche il dialetto si è dato una “regolata”», a firma Giuseppe Mezzadri. Che sottolinea: «Dialetto che solo per comodità definiamo dialetto. In realtà la nostra parlata è una lingua con tutta la dignità di una lingua».

Ma Parma non si ferma qui. Come si legge nell’intervento dell’esponente della Consulta, un linguista dell’Università di Parma sta redigendo una grammatica completa del parmigiano. Inoltre, il Servizio biblioteche del comune di Parma sta attivando una “teca digitale” del materiale dialettale disponibile, prevedendo anche la digitalizzazione in .pdf (ricercabile) di tutti i vocabolari dialettali.

Magari, in futuro, anche a Piacenza

Immagine dell'articolo tratto dalla Gazzetta di Parma

L’intervento sulla Consulta del Dialetto parmigiano di Giuseppe Mezzadri pubblicato sulla Gazzetta di Parma.

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Dialetti emiliano-romagnoli nuovamente sotto tutela

Le varietà linguistiche dell’Emilia Romagna sono di nuovo tutelate e valorizzate dalla legge. Dieci giorni fa, il 17 luglio, l’assemblea legislativa (il consiglio regionale di Bologna) ha infatti approvato all’unanimità un nuovo regolamento per la salvaguardia del patrimonio dialettale emiliano e romagnolo.
A darne notizia sono state soprattutto le testate romagnole, in seguito alle vibranti proteste di associazioni, forze politiche e cittadini che vivono nel territorio compreso tra Faenza e Cattolica.

Il provvedimento corregge l’abrogazione della precedente legge del 1994, avvenuto negli ultimi giorni del 2013, quando la totalità dei consiglieri, nell’intento di razionalizzare le spese dell’ente, si era espressa per l’abolizione di un pacchetto di varie leggi.
Qui il comunicato stampa dal sito dell’assemblea legislativa. 
Da quanto si legge, è solo la somma impegnata a lasciare perplesso il piacentino Andrea Pollastri (Forza Italia), che avrebbe auspicato un maggiore stanziamento di fondi.

Qui il video che fa il punto sul provvedimento adottato a Bologna. Con le inquietanti parole di Giovanni Favia (Gruppo misto): “L’Emilia Romagna è la prima regione nella quale spariranno i dialetti“. Speriamo almeno di invertire la rotta.

Le Pleiadi

Immagine di una mappa delle Pleiadi

Una mappa delle Pleiadi, conosciute in dialetto piacentino come la Ciösa o la Ciòsa. Fonte: Wikipedia.

Ciösa o Ciòsa in dialetto piacentino non è solamente il sostantivo che designa la chioccia. Con questo nome, scritto con lettera maiuscola, sono chiamate infatti anche le Pleiadi. Si tratta di un ammasso di stelle della costellazione del Toro, molto note fin dall’antichità. La loro luminosità non è mai sfuggita nemmeno ai nostri antenati, che le indicavano rifacendosi ad un’immagine probabilmente derivante dalla mitologia germanica, in particolare norrena: per i vichinghi erano appunto le galline della dea Freyja. I greci le additavano come le Sette sorelle, altro soprannome sopravvissuto nella lingua italiana, insieme a Gallinelle o Chioccetta (a chiamarle così, tra gli altri, è Giovanni Pascoli nella poesia Il gelsomino notturno). Gli astronomi di oggi le catalogano invece come M45.

Le Pleiadi sono centinaia di stelle, ma ad occhio nudo è possibile individuarne almeno sette in un cielo buio come quello dell’Appennino piacentino. E se si ha una vista particolarmente acuta, addirittura nove. Basta volgere lo sguardo ad est poco dopo il tramonto, quando cioè sorge la costellazione del Toro.
Per osservare la Ciösa (o la Ciòsa) nei cieli di Piacentino bisognerà però attendere l’autunno.

La costellazione del Toro. Fonte: Wikipedia

La costellazione del Toro. Fonte: Wikipedia

Le dita della mano

Se pensate che in dialetto piacentino si approva con al polic’, si indica con l’indic’, che in mezzo c’è al medi, che l’anello si mette su l’anülär e che il mignolo si chiama al mignul forse vi serve ripassare o imparare il vero nome delle dita. Vi diamo… una mano noi.

  • Pollice: did gros, didon
  • indice: did ca signa
  • medio: did ad meṡ
  • anulare: did ad l’anel, did d’ l’anel
  • mignolo: (did) marmel, marmlëin (ma sul dizionario Tammi si trova anche mignulëin)
I nomi delle dita in dialetto piacentino

I nomi delle dita della mano in dialetto piacentino.

Ortografia (e fonetica)

Visti i dubbi di chi spesso scrive in piacentino sui social network, abbiamo finalmente completato e messo online la pagina sulle norme ortografiche per scrivere nel nostro idioma (resterà sempre nel menu di navigazione in alto). Queste linee guida si rifanno all’Ortografia piacentina unificata, presentata dalla rivista L’Urtiga di Piacenza, e alle convenzioni in uso da metà Novecento.

Per aiutare ad individuare la corrispondenza tra segno e suono, nella pagina sono stati introdotti alcuni campioni audio recuperati in un archivio di Wikipedia.