La viralità della barzelletta in dialetto piacentino

Par chi an l’avisa gnanmò catä in s’la red, a fum surciä e guardä cula ca l’é dvintä la barṡalëta in dialët piaṡintëin püsè famusa dal mond. Difati, sa sarchì cun Google “dialetto piacentino“, cust ché l’é al quärt risültä ca sälta föra.
Menu mäl che YouTube e tüt al web 2.0 i vegnan bon anca par salvä la nosa lëingua.
Al video l’é stä registrä a Piaṡëinsa in dal nuëimbar dal 2011 par la festa ad l’Estä d’ San Martëin.

Marketing e dialetto piacentino

Il dialetto piacentino come strategia di search engine marketing? E perchè no? Sembrerebbe essere questa l’ultima idea di Stefano Torre, web designer di Piacenza esperto di search engine optimization e web marketing. Professionista a tutto tondo nel campo della rete, Torre da qualche giorno ha infatti iniziato a pubblicare sul proprio canale YouTube dei video (per ora due) in cui momenti di vita quotidiana della città sono commentati in dialetto piacentino.

Che la motivazione sia quella di generare traffico sui propri siti –  sfruttando un argomento che ultimamente sembra appassionare parecchio i piacentini -, un semplice interesse personale o un’altra ragione ancora a noi non interessa. Ci fa solo piacere vedere come il nostro idioma continui a sopravvivere anche grazie alle attività legate al web e agli strumenti messi a disposizione da internet. E che possa magari essere inteso come originale strategia comunicativa.

Insomma, qualunque sia lo scopo, noi l’approviamo comunque!

Sotto l’ultimo video realizzato dal web designer piacentino: “La strä drita” (via XX Settembre).

Amricord, giorno e orario della presentazione

Locandina della presentazione di "Amricord", documentario in dialetto piacentino.

“Amricord”, il documentario di Roberto Dassoni in dialetto piacentino, sarà presentato all’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

Vi avevamo promesso che avremmo tenuto al corrente tutti gli interessati sull’esatto orario in cui per la prima volta verrà presentato al pubblico Amricord, il documentario girato in dialetto piacentino dal regista Roberto Dassoni con Donatella Ferrari. La proiezione si svolgerà in due momenti diversi: alle 17 e alle 21. Come anticipato qualche giorno fa, la data da ricordare è quella di giovedì 8 maggio. Il luogo, l’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, in via Sant’Eufemia 12 a Piacenza.

Quest’opera senza precedenti, che ci risulta essere la prima testimonianza audiovisiva sulla Piacenza del passato raccontata esclusivamente nella nostra lingua locale, è stata prodotta dall’associazione culturale Coming Out.

Il dvd di Amricord, di ottantatrè minuti, sarà messo in vendita per l’occasione.

La bigàta

La bigàta (plurale il bigàt) in dialetto piacentino è il bruco peloso, la larva della processionaria e di altri lepidotteri (al bigàt invece è il baco da seta, plurale i bigàt).

Immagine che ritrae tre bruchi di processionaria in fila.

Larve di processionaria in fila indiana, dette “il bigàt” o “il gat” in dialetto piacentino. I bachi da seta si chiamano invece “i bigàt”. Fonte: web.

In particolare, la processionaria è un’innocua falena, così chiamata per l’abitudine delle sue larve di muoversi l’una dietro all’altra, formando così una sorta di processione. Innocua almeno quando si trova in quello stato della sua evoluzione. Nella sua fase larvale (talvolta nota come “gatta pelosa“), invece, è distruttiva per i pini, gli abeti e i larici che infesta. Può essere inoltre anche pericolosa per uomini e animali a causa dei suoi peli irritanti.  Il vocabolario piacentino-italiano di monsignor Tammi riporta però gata con il significato di: “bruco; insetto che distrugge la foglia delle piante; è la larva delle falene che hanno come caratteregenerico la pelosità totale o parziale”. Supponiamo che con i nomi di bigàta e gata ci si riferisse quindi a più specie di bruchi di falene, ma anche farfalle contraddistinti da peluria.

Immagine di un bruco di fegea al suolo.

Bruco di fegea (bigatta/gata dal pret). Fonte: web.

Una di esse è la fegea, che nel nostro dialetto è chiamata pret a causa del colore delle ali che ricordano l’abito talare di un parroco.

Secondo una forma di superstizione diffusa in certe zone del Piacentino, bisognava tirarsi i capelli (tiräs i cavì) quando ci si imbatteva in una “bigàta” per scongiurare che l’insetto potesse trasmettere la febbre (la freva).Tirat i cavì che sinò la t’ fa vegn la freva” dicevano le nostre nonne in alcune zone della provincia di Piacenza.

Immagine di una processionaria su una foglia. fonte: web.

Una processionaria.

Immagine di una fegea posata su un fiore.

Una fegea (un pret). Fonte: web.