Il dialetto piacentino è una corruzione dell’italiano?

Uno dei più frequenti luoghi comuni, perpetrati per decenni dalla scuola e dagli intellettuali italiani, è quello che considera i dialetti d’Italia – e quindi anche il piacentino – come imbarbarimenti della lingua italiana. Per Goffredo Parise sul Corriere della Sera del 24 ottobre 1985 il dialetto era infatti addirittura «un borborigmo incomprensibile, più vicino al latrato dei cani e ai versi degli animali che all’espresisone umana».

Lasciamo però che a smentire siano i linguisti e non dei blogger qualunque, magari sospetti di essere nostalgici del passato o addirittura militanti di qualche movimento indipendentista di qualsivoglia regione d’Europa.
“I dialetti (d’Italia, nda) sono delle continuazioni locali del latino e non, come si pensa talvolta, delle deviazioni dell’italiano di base toscana”. (Manuale di linguistica e filologia romanza, Lorenzo RenziAlvise Andreose, Il Mulino, Bologna, 2003)

“[…] la concezione popolare deduce spesso una secondarietà storica vedendo nei dialetti (d’Italia, nda) forme alterate e «corrotte» della lingua nazionale, il che è ovviamente erroneo. Derivando indipendentemente dal latino, i dialetti come il padovano, il napoletano ecc. sono lingue sorelle dell’italiano. Per designarle è utile poter disporre del termine varietà, usato in (socio)linguistica per indicare un qualunque sistema linguistico facendo astrazione da considerazioni di prestigio, uso, estensione geografica ecc. e senza dunque le ambiguità sedimentate del termine dialetto”. […] I dialetti italiani sono dunque varietà italo-romanze indipendenti o, in altre parole, dialetti romanzi primari, categoria che si oppone a quella di dialetti secondari. Sono dialetti primari quelle varietà che stanno in rapporto di subordinazione sociolinguistica con l’italiano e condividono con esso una medesima origina latina. Dialetti secondari di una data lingua si dicono invece quei dialetti insorti dalla differenziazione geografica di tale lingua anziché di una lingua madre comune: sono dialetti secondari ad esempio i dialetti dell’inglese americano o i dialetti spagnoli parlati in America Latina. In Italia, sono dialetti secondari i cosiddetti italiani regionali […]. (Profilo linguistico dei dialetti italiani, Michele Loporcaro, Editori Laterza, Roma-Bari, 2009)

Copertina del saggio PRofilo linguistico dei dialetti italiani di Michele Loporcaro

La copertina di “Profilo linguistico dei dialetti italiani” di Michele Loporcaro.

Capito? Il piacentino  non deriva dal toscano e non è una deformazione dell’italiano. Ma come il toscano, e quindi l’italiano, ha una propria origine latina.

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