Si scrive con s o con z?

Il piacentino, a differenza dell’italiano e di alcuni dialetti del Nord Italia (quali i romagnoli o alcune varietà comasche, come si nota dalle canzoni di Davide Van De Sfroos) è privo della z. La z come la conosciamo nell’italiano zio, zebra, canzone, ragazzi non esiste. È però sicuramente capitato a tutti di vederla scritta nel titolo di qualche commedia, in qualche componimento o sfogliando i dizionari piacentino-italiano.

In realtà, la z è abitualmente utilizzata come segno grafico per rendere il suono, o meglio i suoni, della s. Il piacentino, come l’italiano, ha due distinti suoni della s:

Quale dei due suoni si scrive dunque con s e quale con z? Innanzitutto va precisato che la corretta ortografia del dialetto piacentino non è stata normata da alcun ente o istituzione e non esiste dunque un modo ufficiale di scrivere. Abbiamo a disposizione le “linee guida” sull’ortografia e sulla pronuncia che compaiono nei testi sul dialetto piacentino del professor Luigi Paraboschi, nei vocabolari compilati da Lorenzo Foresti e da monsignor Guido Tammi rispettivamente nell’Ottocento e nel Novecento, oltre alle opere di Valente Faustini, Egidio Carella e di altri autori. Testi che, non solo non rispondono alla domanda, ma che talvolta mettono in luce vistose discrepanze. Non a caso, nelle prime pagine del dizionario redatto dal Tammi, quello della s e della z viene annoverato tra «i problemi non ancora risolti».

Locandina della commedia "Al pariva tant un bräv ragazz"

Locandina di una commedia in dialetto piacentino.

Una delle discordanze si riscontra proprio nell’uso indistinto di s e z, che talvolta sono impiegate in modo interscambiabile, per rendere tanto la s sonora quanto la s sorda. A volte la s sonora è indicata con s e altre con z, ma capita persino di trovare la z per rendere la s sorda. Quello che però appare più strano è la confusione nello stesso testo di uno stesso autore.
Proviamo allora a consultare i vocabolari del Foresti e del Tammi.

Partiamo da un elenco casuale di parole che in piacentino hanno indiscutibilmente una s sorda (italiano: sole, sasso) e dunque si pronunciano come pisón, pisaréi, pisè (o pisà nelle zone occidentali e orientali del Piacentino), pisè, pisè, pis, pistón, piasa, ragas, bras, sìsula, sanfa, sanfasón, sangu, sangiùt, pés, sul. Nei due vocabolari assumono grafie diverse. Addirittura l’incoerenza emerge non solo tra un dizionario e l’altro, ma anche tra le voci riportate da ciascuno.

Italiano vocabolario Foresti vocabolario Tammi pronuncia
piccione pizzon pisson pisón
gnocchetti tipici piacentini pizzarei pissarei pisaréi
urinare, pisciare pissà pissä pisè (pisà in V. Tidone e V. d’Arda)
accendere pizzà pissä pisè
acceso pizzà pissä pisè
acceso pizz piss pis
bottiglione, pestone, pistone piston piston pistón
piazza piazza piazza piasa
ragazzo ragazz ragazz ragàs
braccio brazz brass bras
cucchiaia (paletta) di legno // sissula sìsula
zampa zanfa zanfa sanfa
alla bell’e meglio // (alla) sanfasson (ala) sanfasón
sangue sangô sangu sangu
singhiozzo, singulto sangiôtt sangiutt sangiùt
pezzo (inteso come lasso di tempo) pezz pezz pés
sole sôl sul sul
inciampare scapuzzà scapüzzä scapysè

Il Tammi tende a prediligere la grafia con s per riportare la s sorda, sebbene in alcuni dei casi presi ad esempio impieghi la z . Tuttavia, il criterio adottato non risulta trasparente: perchè ragazz vs. brass, piazza vs. sissula, zanfa vs. il francesismo sanfasson? Il lavoro del Foresti sembra ancor più incostante ed ambiguo.

Non vi è chiarezza nemmeno riguardo alla s sonora

Italiano vocabolario Foresti vocabolario Tammi pronuncia
peggio pezz pezz pez
peso pes pezz peez
mescolare masdà mëzdä məzdè (məzdà in V. Tidone e V. d’Arda)
miseria miseria miseria mizeria
chiesa cesa ceza ceza
rosa rösla rözla røzla, rozla
naso nâs näz nèz
brace brasa bräsa brèza
graffiare sgranfgnà sgranfgnä zgranfgnè
piemontese // piemuntes piemuntéz
sei // sez sez
siepe seza seza, sez seza, sez
pisolo // pisul pizul
sbirciare sbarlôccià sbarlucciä zbarlucè

Il Foresti, nelle voci prese come campione, sembra preferire la grafia in s, mentre il Tammi con z, sebbene sia evidente che la grafia non è omogenea in nessuno dei due dizionari.

La mancanza di uniformità è ancora maggiore nelle voci in cui il suono sia sordo che sonoro compaiono all’interno dello stesso termine, come si vede sotto.

Italiano Foresti Tammi Pronuncia
(di) frodo, contrabbando (da) sfrus (da) sfrüs sfryz
sfregio, graffio sfris sfris sfriz
setaccio sdazz // zdas
stringere streinz streinz strəiz
appisolarsi // pisuläs pizulès

Anche in questo caso non è chiaro il criterio utilizzato e la solo scelta di streinz risulta comprensibile.

Divergenze emergono anche nelle poesie di Valente Faustini, dove una determinata parola viene presentata in modo diverso da un componimento all’altro. Va precisato che, ovviamente, le sue opere furono scritte a mano e trascritte da altri, ad esempio per la collana di sette volumi a cura di monsignor Guido Tammi ed editi dalla Cassa di Risparmio di Piacenza nel 1978. Nell’ultimo tomo è spiegato che il poeta fece uso di un’ortografia approssimativa e che non sempre aderì agli stessi criteri, riproducendo determinati suoni in modo diverso, specie nei primi anni della sua produzione letteraria. È riportato inoltre che non è raro trovare una grafia differente persino nello stesso componimento. Un esempio è la parola pronunciata come ragàs: compare come ragazz in “Ill stëll’’  e “La puleinta”, mentre come ragass in “Povra Piaseinza”.

Un maggiore rigore, e un più chiaro e comprensibile uso di s e z, si riscontrano invece nelle commedie di Egidio Carella, sebbene rimanga qualche sporadica incertezza.

Abbiamo però anche la più recente Ortografia piacentina unificata, proposta dalla rivista L’urtiga, che ci suggerisce di scrivere la s sonora (quella dell’italiano rosa) con una s sormontata da un punto: röṡla. In base a questo citerio, si avranno quindi miṡeria, ṡdas, ṡgranfgnä, ceṡa, bräṡa, näṡ, seṡ, piṡuläs, piemunteṡ, sfrüṡ, sfriṡ, strëinṡ, Piaṡëinsa, piaṡintëin eccetera.

Immagine del libro "Piasintinäda coi barbis - Barciacläda in piasintein" di Luigi Paraboschi

Un esempio di grafia del dialetto piacentino: la copertina di “Piasintinäda coi barbis – Barciacläda in piasintein” di Luigi Paraboschi. L’impiego di s risulta omogeneo.

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5 Comments

  1. Bello, ma soprattutto interessante …
    anche se non l’ho mai parlato
    Non posso fare a meno, da bambino anche da ragazzo in casa sentivo solo e unicamente parlare in dialetto, sono nato in via Legnano cresciuto in Piazza Duomo e in sede della parrocchia della Cattedrale.
    Ricordo quegli anni …. si con un sospiro

    Ciao a tutti voi

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  2. Ho provato a fare una proposta di ortografia unificata basata sui criteri della Rivista Italiana di Dialettologia per la rivista piacentina “L’urtiga” sul n. 0 uscito nell’estate del 2012, quando a livello redazionale ci siamo dovuti confrontare con la pubblicazione di più contributi provenienti da varie zone della provincia caratterizzate da varie parlate (cfr sempre un mio saggio sul n. 2-2013 de “L’urtiga”). Per questo motivo ho elaborato una grafia unificata che ho denominato “OPU” (Ortografia Piacentina Unificata).
    Complimenti per il sito e per l’iniziativa.
    Andrea Bergonzi.

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    1. andrea, grazie per il commento e soprattutto per i complimenti. quando questo post è stato scritto non conoscevo ancora la opu, scoperta casualmente qualche giorno più tardi su l’urtiga. quindi i complimenti vanno a te per averla elaborata. come vedrai, nel menu di navigazione del blog c’è una voce “ortografia”, la cui pagina non è ancora stata scritta per mancanza di tempo (sto facendo una ricerca di tipo lessicale che mi sta portando via un po’ di tempo). ho sempre rimandato la cosa, ma ho sempre avuto in mente di utilizzare la opu come riferimento. ciao! 🙂

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