Perchè un blog sul dialetto?

Il blog Dialetto Piacentino nasce come ulteriore tentativo di tenere in vita il dialetto di Piacenza e del suo circondario in un’epoca in cui le lingue parlate per mille anni dai nostri antenati sembrano destinate a morte certa nel volgere di breve tempo. Specie in Emilia-Romagna, dove non è più prevista alcuna forma di tutela per le varietà linguistiche locali, al contrario delle altre regioni dell’Italia settentrionale. Se infatti il Friuli-Venezia Giulia ha attribuito al friulano lo status di lingua insieme allo Stato – e protegge i dialetti veneti (di Trieste, parte del Goriziano e del Basso Pordenonese) -, il Veneto ha riconosciuto la lingua veneta analogamente a quanto fatto dal Piemonte con il piemontese e la Lombardia poco alla volta pare muoversi nella stessa direzione, l’Emilia-Romagna ha fatto un passo indietro. Nel periodo delle feste di Natale del 2013 l’Assemblea legislativa di Bologna ha infatti abrogato all’unanimità la legge regionale n. 45 del 7 novembre 1994, quella per la Tutela e valorizzazione dei dialetti dell’Emilia-Romagna. Qui la notizia nella sezione “Bologna” del Resto del Carlino del 5 gennaio 2014. Eppure, persino l’Unesco, attraverso il Red book on endangered languages (Libro rosso sulle lingue in via d’estinzione), censisce le varietà emiliano-romagnole come componenti di una lingua meritevole di tutela e il Consiglio d’Europa classifica l’emiliano-romagnolo come lingua minoritaria fin dal 1981: è per questo che compare sulla Carta europea per le lingue regionali o minoritarie (provvedimento approvato nel 1992, entrato in vigore nel 1998, firmato dall’Italia nel 2000 e mai ratificato). Una presa di posizione, quella del consiglio regionale, che ha sollevato proteste un po’ in tutta la regione, in particolare in Romagna, dove sindaci, partiti (Verdi) e associazioni culturali si sono fatte sentire. Cassa di risonanza è stata la pagina Facebook Tutela dei dialetti in Emilia-Romagna, che in pochi giorni ha raccolto migliaia di voci di dissenso. Se da un lato è vero che, secondo il parere degli esperti, la legge regionale fosse inadeguata, dall’altro è serpeggiato il sospetto che i consiglieri, nel prendere provvedimenti contro gli sprechi, abbiano alzato la mano senza badare troppo a cosa votavano. E’ così che l’assessore regionale alla cultura, Massimo Mezzetti, in seguito ha spiegato che la prossima riforma normativa sulla cultura interesserà anche i dialetti. Appena prima, il gruppo consigliare della Lega Nord, partito che si batte per la difesa delle identità territoriali, aveva motivato il voto per l’abrogazione e illustrato le proprie proposte che verranno avanzate a favore dell’emiliano-romagnolo. Qui le loro intenzioni sulla testata Il Piacenza.

Ma il blog nasce anche in un momento in cui nel Piacentino sembra farsi strada un nuovo, ma soprattutto inaspettato, interesse per il dialetto. A dare una spinta nelle ultime settimane sembrano essere stati i vari gruppi Facebook “Sei di (nome del comune) se…”, nei quali i piacentini si sono rivelati ancora legati alle proprie tradizioni. Tradizioni magari oggi deboli, ma ancora sentite, che comprendono anche le varietà linguistiche di tutta la provincia, come hanno evidenziato i motteggi in dialetto tra i cittadini di Fiorenzuola d’Arda e Cortemaggiore (riportati persino dal quotidiano Libertà) o gli innumerevoli tentativi di scrivere in dialetto. Una febbre che ha coivolto anche qualche straniero residente da tanti anni in provincia di Piacenza e che molto probabilmente ha dato anche una spinta al successo del Corso di dialetto e cultura piacentina, organizzato dalla Famiglia Piasinteina e iniziato proprio ieri sera. Ma su Facebook, ancora ben prima dei vari “Sei di…”, è stato il gruppo Dialët piasintëin a raccogliere gli appassionati del nostro dialetto: oggi sono ben 5400.

E ancora, negli ultimi due-tre anni, ricordiamo le apprezzate felpe e magliette con scritte in piacentino prodotte da due diverse aziende oltre alle canzoni folk rock in piasintëin del cantautore Daniele Ronda e di altri gruppi locali. Senza dimenticare l’adozione del celebre brano T’al digh in piasintëin come inno del Piacenza Calcio 1919, che risuona allo stadio Garilli prima di ogni partita dei biancorossi cantato da tutta la tifoseria, ultras e non. Coro diventato obbligatorio anche tra i più appassionati supporter della Pallavolo Piacenza Copra-Elior.

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